venerdì 11 maggio 2018

Ritrovarsi ogni giorno

Il mio equilibrio è solido... o almeno così mi sembra.
Passare dalla mia parte femminile a quella maschile non è mai stato un problema serio, così come passare dalla mia parte maschile a quella femminile: sono ben conscio dell'esistenza di questi due ME, di quello che essi rappresentano, dello spazio vitale che necessitano, di quanto nell'ombra o nella luce esse possano muoversi.
Tolto il tempo necessario al transito, voltar pagina mi è sempre stato congeniale e naturale: niente ansie, niente brutti sogni (e chi sogna!), nessu rimorso.
Le mie due parti, che non sono due metà esatte, sanno vivere il loro tempo quando serve: l'attesa è la naturale diemnsione di quella femminile, l'azione di quella maschile.
Da un pò di tempo mi è difficile transitare, preparare la rinascita della parte femminile, che chiameremo F, per ovvie ragioni.
M, la parte maschile, pensa molto a F: organizza il suo tempo futuro, ne immagina i movimenti, curiosa tra il suo mondo... ma poi oppone una colpevole indolenza impedendone la rinascita, ostacolandone la preparazione, disorganizzandole le opportunità.
Transitare da F a M invece è semplice: tic tac, tic tac... il tempo scorre e bisogna ritornare nell'ombra alla svelta, in modo ordinato e sicuro.
Forse dentro di me ci sono tensioni in atto che io, M+F, non ho ancora notato, poichè si tengono lontano dalla mia coscienza e vista.
Al mattino però mi sveglio sempre conscio di chi sono.

mercoledì 21 marzo 2018

La lama lenta sulla pelle

Nell'universo fantastico di Frank Herbert, Dune spicca per la sua seducente storia, per i suoi panorami desertici, per gli intrighi e violenze che si sono susseguite per il suo controllo, per la centralità di quel piccolo mondo produttore della spezia... la spezia che le gilde dei Navigatori e delle Bene Gesserith utilizzano per i loro scopi.
In quel mondo vive una razza fiera, libera e orgogliosa.
La casa degli Atreides, l'ultima casa nobile ad averne avuto il controllo, aveva realizzato uno schermo di forza personale che proteggeva i soldati e i guerrieri durante i combattimenti.
Uno schermo capace di resistere ai copi delle armi leggere e delle lame... ma che poteva essere violato da una lama lenta, da un colpo inferto con forza ma lentamente: un gesto letale che presupponeva un controllo assoluto del corpo e della mente: la paura doveva essere dominata per mantenere ferma la mano che lentamente violava l'impenetrabilità dello schermo.

Ci sono parole che sono come la lama lenta, frasi che vengono dette con noncuranza, per ridere anche, in un contesto leggero che mai si potrebbe considerare offensivo... frasi dette con convinzione e senza secondi fini, frasi spontanee, all'apparenza innocue.
Queste frasi, alle volte solo batture di spirito, contengono una lama lenta, che si adagia sulla pelle in vicinanza delle vene e rimane lì, dolcemente posata attivando il proprio sistema di camuffamento.
Molte volte sono quelle frasi che ci fanno ridere di botto, ma quando il riso si spegne lasciano un senso di disagio che non comprendiamo, che non si riesce a razionalizzare: cos'è accaduto? Quando è accaduto? Perchè mi sento a disagio ora?
E' la lama lenta che ha vilato la nostra attenzione e, veicolata da un Cavallo di Troia adeguato ai tempi e alla situazione, ci ha raggiunti, mortalmente pronta a colpire.
Chi sferra il colpo con la lama lenta spesso non se ne rende conto e sono le lame più letali, perchè copiscono di rimbalzo anche che ha sferrato il colpo.
Come dicevo quelle parole affilate in un primo momento si posano leggere senza far danno, si posano dove siamo sensibili, dove siamo più scoperti.
Essendo frasi spontanee, il più delle volte, ricapita che vengano dette, che il colpo lento venga nuovamente sferato... per cui la lama deve solo affondare un poco, avendo già superato le nostre difese. Come un cancro che si riproduce inizialmente senza essere notato, la pelle si lacera superficialmente, il sangue pronto a scorrere... perchè prima o poi il sangue scorre, l'essere stati violati e colpiti diventa manifesto.
Perchè?
Quando?
Domande senza risposta, l'opera di camuffamento rende impossibile saperlo.

Le parole possono nascondere lame lente, per questo le doso con parsimonia... e per questo so riconoscerle quando si posano leggere sulla mia pelle.
Loro credono di camuffarsi a dovere, io ne vedo la loro genesi.

lunedì 19 marzo 2018

Tensioni

L'inattività nei fine settimana piovosi, che si stanno succedendo con una frequenza davvero irritante, fanno rinascere la mia vena di rettile velenoso... una delle innumerevoli parti di me, che striscia (com'è logico) sottopelle pronta a mordere.
A questa alternanza che non sembra aver fine... si aggiungono le fughe serali di metà settimana, cioè, la mancanza di fughe serali di metà settimana: fughe di un'altra parte di me che vive nascosta.
Tutto questo provoca irritazione alla guida, insofferenza al traffico, insofferenza ai limiti di velocità, insofferenza alla segnaletica verticale e orizzontale... questo solo quando sono alla guida dell'auto.
In bicicletta è tutt'altra cosa: insofferenza a tutto quanto il codice della strada, ai pedoni, alle auto, agli altri ciclisti o motociclisti... am con il mal tempo la bici rimane in cantina e questa irritazine non trova il suo piacevole sfogo.
Nei rapporti sociali prediligo, in questi momenti, il silenzio: mi viene facile altrimenti dire quello che penso senza filtri, prendere posizioni che tutti pensano ma nessuno ha voglia di dire per far bella figura. Oltre questa spontanea sincerità mal sopporto i gruppi entro cui vengo fagocitato mio malgrado e quindi mi tolgo senza spiegazioni, altrimenti dovrei essere scomodamente sincero...
Compenso cercando di contenere i danni, per questo mi isolo per evitare di specare inutilmente il mio veleno... che tengo in serbo per quando sarà davvero utile.

Ho visto le previsioni: il prossimo w.e. si preannuncia sereno o poco nuvoloso.
L'attività outdoor è salva.

martedì 13 marzo 2018

La Principessa e il Cavaliere

La Principessa viveva negli agi del Castello e attendeva il suo amore, il cavaliere promesso suo sposo. Trascorreva il tempo preparandosi alla sua venuta facendosi bella... sempre più bella.
Scriveva poesie che legava alle zampette degli uccellini che venivano a mangiare nella sua mano, a trillare per lei l'amore che era pronta a donare a lui, al Cavaliere ancora lontano.
Le ancelle invidiavano molto l'amore che lei provava, un amore così puro e sincero che le illuminava il viso in continuazione.
Il tempo trascorreva e il cavaliere non giungeva ancora.

Il Cavaliere viveva a Mispec Moor, un borgo di alcune casupole non lontano dal Castello della Principessa sua amata: dal pianoro fuori dalla sua abitazione vedeva chiaramente il castello dominare la vallata rigogliosa, i campi ordinati e le strade rette e ben tenute. Vedeva anche gli operosi contadini che s'affacendavano per loro e per il loro Signore, il Re di quella contea florida e ricca... ancora in pace con i vicini invidiosi.
Il Cavaliere viveva con la Strega, che era anche lui stesso, e con giullari e altri cavalieri meno fortunati di lui... che ancora dovevano trovare la loro Principessa.
Alcuni di loro venivano per il Cavaliere, per le cacce alla selvaggina, per le feste che animavano spesso la sua modesta abitazione... o solo per al sua compagnia solare e diurna.
Altri venivano per la Strega. Venivano di notte, da soli, e si intrattenevano con lei per il tempo necessario ad andarsene soddisfatti e appagati... stragati dal suo essere flessuoso e disponibile.

Il Re osservava la figlia con occhi tristi e preoccupati.
Felice dell'amore puro e sincero che le riempiva il cuore per il Cavaliere, vedeva il tempo scorrere inesorabile, le proprie forze veniere meno progressivamente... le invidie dei vicini aumentare considerevolmente.
Ogni settimana inviava il Gran Ciambellano a Mispec Moor, dal Cavaliere, per sollecitarne l'arrivo, per chiedere cosa lo intrattenesse ancora in quel piccolo borgo sulla collina.
Era un borgo disabitato che il Cavaliere e la Strega avevano animato, rendendolo progressivamente conosciuto nelle contrade del regno.
Il Gran Ciambellano porgeva l'invito ufficiale al Cavaliere, quando lo trovava a casa, e chiedeva quando sarebbe arrivato per sposare la Principessa e prendere le redini del Regno, il Re stanco, ma non ancora ammalato, pronto a cederglielo con tutti gli onori.
Il Cavaliere opponeva scuse cordiali, sinceramente addolorato di non poter ancora lasciare il borgo. Piangeva sinceramente la distanza dalla Principessa, si struggeva con il Gran Ciambellano e prometteva che presto, davvero molto presto avrebbe percorso la strada che lo separava dal suo Amore così dolce e devoto.
Quando invece incontrava la Straga s'intratteneva anche lui con lei, con quel suo corpo così affascinante, seducente e morbido. Al ritorno diceva di non aver trovato nessuno, il Cavaliere impegnato in qualche avventura. Anche lui era uno dei visitatori notturni della Straga e riportava le parole del Cavaliere al Re con convinzione, perorando per lui l'attesa che ancora tutti dovevano sopportare per il bene di tutti.

I due, la Principessa e il Cavaliere, s'erano conosciuti per caso.
Il suo corteo, di ritorno da un'infruttuoso soggiorno alla corte di un principe lontano, s'era fermato lungo le sponde di un lago ombroso e fresco. Il Cavaliere era presso quelle sponde, solo, alla ricerca di uno scopo, orfano della vita precedente... opportunità non ancora soddisfatte che s'agitavano nei suoi pensieri.
La Principessa, scortata dalle devote ancelle, era scesa al lago per ammirarne i giochi di luce sulla sue superficie e i loro occhi s'erano incrociati, morendo entro di loro.
La cortesia formale che i presenti sentirono pronunciare nascondeva per loro un amore sbocciato spontaneamente e ciò che essi videro dell'altro fu la verità, nulla di quello che le ancelle o i giullari non avevano saputo cogliere.
Tornata al Castello la Principessa comunicò la sua decisione al Re suo padre e il Cavaliere iniziò il suo viaggio verso il Castello, fermandosi a riposare a Mispec Moor... conoscendo la Strega che era anche lui stesso.

Il tempo trascorre lieve, la Principessa attende il Cavaliere e la Strega che ha intravisto nella sua ombra: li ama tutti e due e li attende devota.




martedì 6 marzo 2018

Un peso al cuore

Ti guardo mentre dormi, emaciata da far spavento e mi sembri ormai un ricordo.
Ti accarezzo lieve il viso e, come risalendo da una profondità che non ti ha ancora, i tuoi occhi si aprono lentamente... l'uno più veloce dell'altro.
Le immagini si sovrappongono, lottano per prendere il possesso della mia attenzione: il cuore osserva il ricordo, la mente vede ciò che sei diventata.
"Ricordati di me" mi dici nelle giornate buone, quando riesci a realizzare una frase completa di senso compiuto, un'opera di cesello che mi dilania.
"Certo, mamma... certo che mi ricordo di te"
E mentre raggiungo la fine del corridoio dell'ospizio in cui ormai sei andata a vivere, so che tu ti sei già dimenticata di me.

domenica 4 marzo 2018

Ctrl+x



Non riesco a rilasciare le mie emozioni, a fare che lascino la profondità del mio animo, che mi permeino, che vivano assieme a me i momenti speciali che vivo.
Sono sempre controllato, al centro del mio essere, in equilibrio più o meno perfetto, razionale e misurato… anaffettivo potrebbe sembrare.
Nulla di tutto questo: provo emozioni, provo sentimenti, godo con tutto me stesso… ma poco o nulla emerge e si manifesta.
Freddo e controllato appaio ed è per questo che prediligo la forma scritta, perché con essa riesco a manifestare quello che provo, anche se ultimamente… non ne capisco il motivo… esercito un controllo anche su quella forma espressiva, sintetizzando i sentimenti, riducendoli a pillole.
In un'altra vita vedevo il mio mondo come un arcipelago, dove le isole erano i mondi mentali che leggevo, tutte unite da un oceano che si poteva attraversare se invitati.
Ora mi vedo come un pianeta spesso sorvolato, su cui qualche volta qualcuno riesce anche ad atterrare… crea una base provvisoria e il più delle volte se ne riparte sconfitto, senza aver compreso cosa l’aveva escluso.
Anche quando la mia seconda natura prende vita non riesco a goderne appieno.
La preparazione, il viaggio… è la parte più importante del tutto: il resto, per quanto appagante, è vissuto senza vere emozioni, senza un vero coinvolgimento… come un dovere da compiere per mantenere inalterato un equilibrio che ancora non accenna a rompersi, ma che diventa giorno dopo giorno l’armatura, quel castello che anni e anni fa conquistato da una semplice domanda e dalle conseguenze che vedevo sorge all’orizzonte, dietro la cinta merlata: mi vuoi bene?

giovedì 21 settembre 2017

1984

Il 1984 è stato un bell'anno per me, anche se ne ho compreso il significato dopo.
Nel 1984 ho fatto il militare e il mio scaglione era il primo dell'anno, simmetricamente come piace a me, quell'anno si identifica tutto nel servizio militare.
Ovviamente non sono partito contento, nessuno partiva contento per trascorrere un anno lontano dalle proprie amicizie, da casa, dagli affetti... Io m'ero da poco messo assieme a una ragazza che mi ha aspettato, mi ha lasciato poco dopo che sono stato congedato, siamo ritornati assieme, ci siamo sposati e dopo molti anni mi ha lasciato di nuovo... questa volta definitivamente: amo il mondo arabo, ma come gli "svedesi" mi puoi fregare solo una volta.
E' stato un anno vario, è stato un anno che dopo qualche anno ho iniziato a ricordare con affetto, dispiacendomi delle molte occasioni sprecate: occasioni turistiche, non di altro tipo.
Non torno spesso a ricordare quel periodo: per me il passato viene dipinto dallo scorrere delle lancette e se non ho buoni motivi difficilmente induco nel ricordare: come le scarpe da nordic walking sono arcuate e sbilanciate in avanti per indurre la spinta e la camminata... io vivo costantemente nel futuro, in cosa farò dopo.
Un nordic walkman.
Sono così sbilanciato nel futuro che non rilegge neppure cos'ho appena scritto!
Fin da piccolo ero sbilanciato sul futuro: lo dice la mia collezione di libri di fantascienza, poichè posseggo, salvo alcune piccolissime eccezioni (un libro, in particolare, prestato a un compagno delle medie e mai restituito: "Su Marte segui il gatto") tutti i libri che ho letto e che erano miei o della mia famiglia: una collezione imponente, lo ammetto.
Mmmmmmm... la fantascienza mi proiettava nel futuro com'è mia indole: la mia collezione di Stephen King, iniziata nell'adolescenza, che significato dovrebbe avere???
Ah già... l'adolescenza mi ha cambiato radicalmente.
1984
E' uno dei libri che preferisco, che sento che ha cambiato la mia esistenza.
Altri volumi l'hanno fatto... tutti hanno messo un sassolino nel muro a secco che mi circonda e dietro cui vivo: mi piace stare con gli altri, con gli amici, ma non cerco la loro compagnia.
1984 di George Orwell.
Di tutti i messaggi impliciti e espliciti racchiusi in quell'opera, mi voglio soffermare sulla volontà di riscrivere il passato, di cancellarlo, di nascondere le tracce... di voler togliere quel mattone al muro che ci costruiamo o costruiamo per altri.
Tempo perso.
Apparentemente possiamo, come nei film western, spazzolare i segni dei nostri passi dalla pista di terra appena percorsa per nasconderci ai nostri inseguitori.
Possiamo cancellare le nostre tracce scritte nel web, con la convinzione, eticamente corretta, che le parole che abbiamo scritto ci appartengano e, cancellandole, ci riappropriamo di quel tempo utilizzato nello scriverle.
Possiamo cancellare le nostre tracce, ma non è detto che ci siano inseguitori a braccarci.
Vivo nel futuro, il passato è lo scheletro su cui vivo il presente: se mi rompo una gamba zoppico, ma le fratture si rinsaldano e se non cammino o corro come una volta posso fare altro: domani, che inizia dalla parola domani, contempla innumerevoli futuri partendo da un unico, irripetibile passato.
Apparentemente mi è stato violato il passato, in realtà mi è stato fatto solo un dispetto di poco conto: il passato che ricordo, più nel bene che nel male, è racchiuso al sicuro.