lunedì 14 agosto 2017

A grande richiesta

La pulsantiera del citofono si sentiva al centro del mondo.
Adornava l'ingresso del palazzo ad angolo con viale Qualunque con via Semprepronto, un austero e datato condominio in uno dei viali che portavano al centro.
Era una bella pulsantiera d'ottone, con tre file di campanelli tenuti sempre ben puliti dall'anziano custode che la sfregava e lucidava ogni mattina, per farla luccicare come la sua vita ormai non era più.
Il palazzo prendeva una discreta porzione delle strade su cui si affacciava e l'ingresso risultava posto quasi sullo spigolo, come se fosse la prua di una nave la cui pulsantiera luccicante era la polena luminosa con cui illuminare la via agli indecisi.
La pulsantiera era tronfia della sua posizione.
Certo, non potendo orientarsi diversamente da com'era stata fissata, aveva una buona visuale della vita che si svolgeva sotto i suoi molteplici occhi: il viale Qualunque si allargava diventando piazza Ormai, per cui oltre al traffico che vi passava assisteva anche alle peregrinazioni dei pedoni che ne dovevano circumnavigare le vie che s'inserivano in esse per poter passare dall'altra parte.
Il palazzo era abitato dalla solita miscellanea di umanità e tutti, ma propio tutti, s'affidavano a lei, alla pulsantiera d'ottone splendente, per poter ritornare al sicuro delle loro abitazioni: il quartiere, nonostante l'aspetto curato, stava assistendo a un degrado sociale diffuso.
La pulsantiera era davvero felice.
Poteva sembrare che sonnecchiasse per buona parte della giornata, ma non era così: osservava, ricordava e si faceva trovare pronta per i suoi inquilini, per il suo mondo di cui rappresentava l'ultimo baluardo contro il caos.
Quando vedeva arrivare i soliti scocciatori, quelli ch esi piazzavano davanti a lei con un elenco di nomi e la lezioncina imparata a memoria da snocciolare velocemente al citofono... con il loro alito che sapeva di caffè per combattere la stanchezza e sigarette per combattere la noia... inspiegabilmente i pulsanti venivano pigiati a vuoto e nessun trillo risuonava nella pace degli appartamenti soprastanti. Capitava che fosse il custode stesso ad allontanarli, per poi, amorevolmente, passare un panno per togliere le loro ditate sporche e ostili.
Mentre invece era la ragazza del quarto piano a suonare per farsi aprire... l'apriporta scattava velocemente, per far si che si togliesse dalla strada alla svelta, prima di attirare gli sguardi di qualche malintenzionato. 
"Mamma sono io... ah, hai già aperto"
Così come la porta si apriva magicamente quando tornava la signora del secondo piano carica della spesa... o la mamma con i bambini del terzo, uno per mano, l'altro in braccio e impossibilitata a cercare le chiavi nella borsa. 
"C'è già aperto, per fortuna... Osvaldo, bisognerebbe far controllare la porta, la trovo sempre aperta"
Anche quando arrivava il pensionato dal suo giro nei bar del quartiere, almeno dove gli facevano credito o gli allungavano un bicchiere gratis, ma solo uno, la porta era aperta: all'idea di quelle dita sporche e del suo fiato alcolico spinto nella griglia del citofono...
"Perchè non hai suonato? O hai sbagliato campanello come al solito e ti hanno aperto per pietà!"
L'impianto era così efficente, la voce così naturale, che era davvero inutile cercar le chiavi nella borsa o nel cappotto: si premeva il campanello e ci si faceva aprire. Perfino la serratura non scattava con quel fastidioso clang! che sembrava la fine di qualcosa piuttosto che l'inizio del ritorno in famiglia.
Chi poi aveva il vizio di pigiare il pulsante facendo suonare il campanello come se fosse la fine del mondo... un breve trillo avvisava del loro arrivo e la voce che rispondeva dall'appartamento era serena e non già di malumore.
Era felice, era utile.
Il tempo però passava e passava...
La mano di Osvaldo, l'anziano custode, non sfregava più come una volta.
La bella ragazza del quarto piano era andata a vivere con il suo fidanzato... i bambini erano cresciuti e entravano in auto dal cancello carraio... l'anziano alcolista era stato investito sulle strisce pedonali e gli altri erano invecchiati e uscivano poco o nulla.
La pulsantiera rimaneva in attesa, più opaca del solito... ma sotto la sporcizia del tempo la sua bellezza era intatta, pronta per essere riscoperta.
Si ricorre agli amici più che altro per un aiuto.
Ci si ricorda di loro quando si ha bisogno, conforto, tempo o compagnia.
Quando si è abituati a riceverli spontaneamente non ci si fanno remore a chiedere, come se ci fosse dovuto, come se ci fosse un debito da riscuotere, come se noi che chiediamo fossimo nel diritto di farlo, di pretenderlo.
In fondo gli amici questo fanno: attendono e mostrano la loro bellezza senza obiezioni.

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