mercoledì 9 agosto 2017

Viabilità urbana

E' innegabile che per andare da A a B in città esistono differenti possibilità, possibilità che ognuno di noi sceglie in base alle sue attitudini.
A me, ad esempio, piace molto guidare e fintanto che non acquisterò un auto ibrida gradisco molto il cambio manuale: questo però non vuol dire che intendo passare, per un paio di chilometri di percorso cittadino, trenta volte tra prima, seconda e terza. 
Per questo motivo scelgo le strade con il più basso numero di semafori, di dare precedenza e, perchè no, di rotatorie.
Già, le rotatorie.
Il mio comune partecipa al progetto, divenuto ormai nazionale, relativo alle piantagioni di rotatorie: il metodo è sempre quello: vengono posizionate le barriere di plastica riempite d'acqua per renderle pesanti, brevi segmenti che servono per delimitare l'area al centro di un incrocio. Ingenuamente continuo a credere che siano studi, prove per vedere se si crea caos o se la viabilità ne viene migliorata. Io, francamente le odio, perchè, almeno nella mia città, vengono poste tra una via ad alta percorrenza rettilinea con una o due vie di scarsa o quasi nulla percorrenza mettendo così sullo stesso piano flussi decisamente discordanti: il risultato è solo quello di formare tappi.
Impossibilitato a sfuggire alle trappole del simpatico inventore della paralisi viabilistica della mia città... trovare l'equilibrio tra speditezza e minor traffico è sempre complicato.
Ieri, evitando la solita scelta di percorrere la tangenziale urbana, scelta fatta da chi come me odia i semafori e predilige il flusso veloce... dove scivolare tra sorpassi e accelerazioni... ho "inventato" quella che credevo fosse la strada alternativa per raggiungere il piccolo supermercato dove fare la piccola spesa a piccoli prezzi con la piccola borsa: non sono andato a Puffolandia, neh!
Tra rotonde deserte, sottopassaggi sinuosi da evitare in occasione delle piogge e vie mai percorse nel quartiere quasi sconosciuto... sono arrivato al passaggio a livello: merda, era chiuso. Da quel passaggio a livello transitano pochi treni... in genere dalla mia città transitano o partono pochi treni in assoluto... ma quel passaggio a livello maledetto sembra che venga chiuso ancor prima che il treno arrivi in stazione, faccia la sosta e riparta: c'è sempre tanto tempo da perdere!
Pazienza, mi sono detto: spengo l'auto, così non inquino, e mi leggo i messaggi che m'erano arrivati.
Letti, pensato alle risposte e risposto... le sbarre erano ancora abbassate.
Difronte a me era già iniziato il carosello delle inversioni, il caldo complice dell'irritazione degli autisti in sosta forzata.
Che palle davvero, però.
Scocciatomi anch'io, la mia strada troppo stretta per permettermi l'inversione, ho acceso i razzi sotto l'auto, mi sono alzato in volo lentamente e, ad altezza adeguata per evitare di spiaccicarmi contro il parabrezza del treno che sarebbe potuto arrivare, ho attraversato il tratto di strada ferrata e sono sceso dall'altra parte. Spenti i razzi e accesa l'auto ho raggiunto il vicino supermercato.
Mentre facevo spesa, la piccola spesa che comunque è divenuta più grande del previsto (ma chi ci riesce a seguire la lista in un supermercato?), mi sono goduto subito il fresco e poi la quasi assenza di altri clienti: ho sbagliato strada, ma ho scelto la fascia oraria migliore!
Uscito dalla frescura commerciale che ti  vedo? Due auto parcheggiate in fretta e furia nei pressi della mia, le portiere aperte e gli occupanti, immagino, a far da capannello intorno... la macchina dei selfie già in movimento.
Boh???
I selfie scattati a ripetizione mi fanno capire che non si tratta di auto della polizia in borghese venute a contestarmi qualche violazione del codice della strada: non ne avevo compiute, ero stato diligente mettendo, cosa strana in verità, sempre la freccia prima di svoltare o sorpassare.
"Buongiorno" dico per farmi strada e accedere al baule dove posizionare la piccola spesa che aveva gonfiato la piccola borsa, per fortuna dotata di soffietto.
"Ma è lei che..." "Ehi, ma che auto è che..."
"Sì, sì..." dico non riuscendo a capire nulla tra tutto quel vociare a più tonalità, enfasi e entusiasmi.
Qualcuno mi strattona per fermarmi "Ma certo, ora... un attimo e vi dico..." sono sempre più perplesso, ma riesco a chiudere la portiera.
In fondo la mia auto ha già dieci anni: impossibile che non l'abbiano ancora vista!
Come accendo il motore si spostano e caricano gli smartphone, forse qualcuno fotografa la targa... che è come le altre targhe italiane, in fondo.
Ho spazio davanti, il parcheggio è fatto di autobloccanti... parto senza alzare nessun nuvolone di polvere e imbocco la rampa per entrare finalmente nella mia solita tangenziale.
A  casa, mentre chiudo il garage osservo gli inevitabili graffietti e sfregi: forse è giunto il momento di telefonare all'amico carrozziere.
Costerà tanto cambiare tutto il colore???

2 commenti:

  1. Ho gradito il racconto, un po' surreale :))
    Chi non vorrebbe avere un'auto così?

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  2. Grazie.
    Racconto... cronaca... chi può dirlo: la verità è sempre presente, il telaio migliore su cui scrivere.

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